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Solo la natura può fare certe cose

furlo_big.jpgOggi vi racconterò un bellissimo viaggio (se così lo si può definire) fatto nel maggio del 2003. Come avrete già capito dalle precedenti opinioni mi piace molto visitare posti che offrono uno spettacolo naturalistico. Questa volta la passione mi ha diretto in questo luogo, che a dir la verità immaginavo molto meglio, ma è pur sempre uno bello spettacolo della natura.

Posto al confine sud-ovest del Comune di Fossombrone si trova il massiccio del Furlo a metà strada tra il mare e la catena appenninica.
Si tratta appunto della Gola del Furlo, una profonda e stretta spaccatura che separa il M.te Paganuccio (976 m) dal M.te Pietralata (888 m), caratterizzata da pareti quasi verticali incise nel calcare massiccio, sul fondo del quale scorre il Candigliano, affluente del Metauro; essa determina il confine amministrativo fra quattro Comuni della Provincia di Pesaro Urbino.
Il Candigliano si incunea vorticoso nella gola e nel punto più angusto della strettoia esso supera con una cascata un brusco dislivello di circa 10 m, dove poi è stata costruita una diga perfettamente visibile dalla strada che lo costeggia, la famosissima Via Flaminia. Queste particolari caratteristiche della morfologia del luogo hanno reso la gola difficilmente praticabile e costituiscono un elemento di divisione in un punto di passaggio obbligato tra la vallata del Metauro e quella più interna del Burano, che introduce verso il favorevole passo della Scheggia e la vallata del Tevere.

L’importanza eccezionale della Gola del Furlo è in definitiva attestata dalla concentrazione di resti archeologici che vanno ininterrottamente dalla preistoria fino al Medioevo. Merita una nota questa piccola vicenda accadutaci. Mentre camminavamo (io e la mia immancabile ragazza Silvia (scimmietta1979 per Ciao.com)) verso la cima del monte Pietralata, Silvia ha notato ai bordi di uno straddellino un’ammonite perfettamente intatta. Sicuramente se l’aveva persa qualche appassionato che probabilmente l’aveva estratta dalle rocce, al quale, se potesse sentirci, diremmo: ”Grazie mille per il regalo che ci hai fatto. Stai tranquillo che è in buone mani, o meglio, è esposto nel nostro piccolo museo in sala”.

Da qualche anno quest’area è stata dichiarata Riserva Naturale Statale per una superficie totale di 3.627 ettari e l’Ente Gestore che si occupa di essa è l’Amministrazione Provinciale di Pesaro e Urbino - Servizio Ambiente.

Il Parco ha inoltre una sede operativa, o forse è meglio dire un “Punto Informativo” ai piedi della gola, ma secondo noi non è ancora organizzatissima. Ha diversi depliant e cartine che però servono a poco in quanto i sentieri non sono segnalati. Ci hanno detto che hanno ancora dei grossi problemi amministrativi. Ritornando all’ammonite però abbiamo trovato un esperto al quale abbiamo riferito l’accaduto. Lui stesso ci ha detto che su queste montagne splendidi ammoniti anche di notevoli dimensioni sono subito visibili sulle facce degli strati che degradano verso la scarpata della gola… più o meno nel punto in cui l’abbiamo trovato noi. Questi ammoniti inoltre hanno la rara caratteristica di aver mantenuto il guscio esterno, fossilizzato in calcite in grossi cristalli di colore verdastro, e di mantenere quindi le forme originarie. Purtroppo, ci ha detto, che la roccia in cui sono inglobate è estremamente resistente e tende a fratturarsi intaccando anche l’ammonite: se non si avessero gli strumenti adatti per lavorare questa roccia si può sempre cercare nel detrito dove speso si rinvengono, isolati dalla naturale clastesi, splendidi esemplari.

Rinaldo.jpgPer quanto riguarda appunto i sentieri c’è da dire che essi ne esistono in abbondanza, ma non sono segnalati. Pertanto si rischia facilmente di perdersi. Sinceramente noi pensavamo che ce ne fosse uno che costeggiasse il fiume, ed invece la delusione assoluta nel sentirci negare questo desiderio :(

Perciò abbiamo deciso di andare sulla cima del monte per ammirare lo spettacolo dall’alto. Dal Punto Informativo parte una larga strada asfaltata dove sono segnalate diverse postazioni panoramiche. Fermatici in queste non ci siamo accontentati dello spettacolo e siamo saliti (sempre con la macchina) verso la cima dove ad un certo punto la strada asfaltata passa a strada bianca. A circa 3/4 dell’altezza del Monte Pietralata incontriamo una costruzione mimetizzata in una pineta. Siamo arrivati al rifugio della forestale. Qui troviamo un bel tavolo con tanto di panche in legno che ci invitano a fermarci a mangiare al fresco. Naturalmente non abbiamo resistito al richiamo.
Da qui poi notiamo che partono diversi stradelli in direzione gola. Iniziamo a percorrerne uno, e poi un altro e poi un altro dirigendoci in linea d’aria verso la gola. Finalmente arriviamo sul ciglio delle rocce che sovrastano la gola. Uno spettacolo unico a strapiombo sul fiume a circa 500-600 metri di dislivello. Non immaginate che sensazione di libertà si possa provare.
Questo è stato il traguardo della nostra camminata. C’è da dire che oltre a questo non vi è altro da vedere, pertanto se partite apposta per vedere solamente questo posto vi ricordo che un giorno è più che sufficiente. Consiglio i mesi che vanno da metà aprile a settembre.. Per quanto riguarda la camminata, sempre che facciate il nostro percorso, non occorre un grande equipaggiamento. Magari solo un paio di scarponi da trekking per non farvi male è sufficiente. Per il resto solo tanta prudenza sulle rocce.

Ritornando al Furlo, lungo l’intera gola la via Flaminia descrive un percorso ondulato e serpeggiante, sempre sopraelevato di una media di circa 30 metri rispetto al letto del fiume. Questa quota di sicurezza sul pendio della montagna è acquisita talvolta mediante poderosi tagli del costone di roccia, in altri casi con la costruzione di lunghi muri di terrazzamento, sia infine con l’impegnativo scavo di due gallerie.

Lungo questa strada, e poi anche sulle pareti, sono presenti innumerevoli asparagine. Quando ci sono stato io la stagione era giunta quasi al termine (gli appassionati sanno benissimo che il culmine è tra il 15 e il 30 aprile, per le nostre zone) ma nonostante questo sono riuscito a trovare in 3 giorni un paio di chili di asparagi passeggiando solamente sugli stradelli, poi gentilmente donati all’agriturismo che ci ospitava.

In questi luoghi è come se si stesse in un piccolo paradiso, dove la suggestione del paesaggio si unisce a una prodigiosa ricchezza naturalistica che vanta esemplari di flora e fauna davvero singolari. Basta pensare all’aquila reale, al falco pellegrino, al gufo reale, al picchio muraiolo, alla rondine montana, al rondone maggiore e al gracchio corallino. Al Furlo vivono lupi, caprioli, daini, cinghiali. La vegetazione che ricopre le cime del massiccio è costituita in prevalenza da querceti con roverella, carpino nero, orniello, acero, sorbo. Assai variegato anche l’habitat fluviale, così come ricchissima è la vita che pullula nelle foreste, nei pascoli e nei cespuglieti. Naturalmente è molto difficile avvistare gli animali, specialmente i mammiferi, ma se alzate gli occhi al cielo è probabile vedere più di quanto pensiate. Grande sorpresa per noi avvistare, non appena arrivati, l’aquila reale che volteggiava sopra di noi.

Tag(s) : #Viaggiare in Italia, #Marche

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