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I VIni DOC delle Marche

Visto che voglio valorizzare al massimo la mia Regione, non potevo non parlarvi dei nostri favolosi vini. Le Marche hanno sempre avuto un ruolo determinante nella storia dell’Italia. Regione pluralista (unica in Italia) e dal significato “terre di confine”, può essere considerata dogana tra il nord e il sud della Nazione. La sua felice collocazione geografica le ha permesso infatti di assorbire e fondere all’interno di essa anche abitudini e sistemi di vita delle regioni confinanti, pur avendo vissuto innumerevoli vicissitudini ed epopee storiche proprie.
Sono felice che i vini marchigiani siano entrati nel gotha dei grandi, corteggiati dai gourmet di tutto il mondo, ed è proprio per questo che sono qui ad esporvi i nostri prodotti.

Attualmente nelle Marche i vini D.O.C. sono undici. A questi vanno aggiunti nuove sottodenominazioni e qualificazioni classiche, nonché i derivanti vini speciali e un cospicuo patrimonio di vini da tavola ad Indicazione Geografica.
Cercherò ora di dare un immagine esauriente a questi vini D.O.C. con le mie “restrittive” conoscenze.

COLLI PESARESI

Questo vino viene prodotto tra la piana del Metauro e le colline circostanti. E’ ottenuto da uve sangiovese per il rosso, con sottodenominazione FOCARA, dove il regolamento che disciplina questi prodotti prevede un eventuale aggiunta di locali uve di pinot nero non superiore però al 15% del totale. Il bianco invece prevede uve di trebbiano in percentuale non inferiore all’85%.
La sottodenominazione del bianco si chiama RONCAGLIA, ed anch’esso prevede un’aggiunta massima al 15% di uve pinot nero.

BIANCHELLO DEL METAURO

Questo vino prevede l’uso minimo di uve bianchello al 95%. Per il restante 5% si può usare dell’uva malvasia toscana. La composizione dei territori del pescarese conferisce ai vini freschezza e finezza. Bene si addicono alla cucina della zona. I rossi corteggiano le carni di bassa corte in porchetta e la cucina tartufata, dove domina, per chi non lo sapesse, il famoso tartufo bianco di Acqualagna, Sant’Angelo in Vado e S. Agata Feltria.

VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI

Le terre del Verdicchio occupano la dorsale preappeninica della provincia di Ancona, che nella zona storia più antica, verso la sponda destra del fiume Esino ha assunto di recente la denominazione ESINO. La grande struttura di questi vini è insuperabile sull’ottima cucina di mare e produce un insieme di armoniche sensazioni di grandi qualità e finezza.
Il territorio ed i microclimi delle colline dell’Esino sono tra i fattori più determinanti di questo “fenomeno” enologico.

LACRIMA DI MORRO

Anch’esso prodotto nelle vicinanze di Jesi, dalle medesime rare uve. Ad esso può essere aggiunto al massimo di un 15% tra Montepulciano e Verdicchio. E’ ottimo per guastare i tipici salumi e formaggi marchigiani ma non disdegna paste di ragù e carni rosse.

BIANCO DEI COLLI MACERATESI

A ridosso del Comune di Loreto (conosciutissimo in tutto il mondo) troviamo il prodotto dai sapori e dai profumi più antichi. E’ ricavato al 50% da trebbiano di varietà toscana e dal restante 50% autoctono maceratine con a volte una manciata, non superiore al 20%, di malvasia e verdicchio. Questo vino è ottimo con il famosissimo pollo o coniglio al potacchio nonché i locali vincisgrassi, una sorta di lasagne derivate dalla storica ricetta del più grande dei suoi cuochi settecenteschi Antonio Nebbia.
(A giorni scriverò la ricetta dei vincisgrassi, vi consiglio di leggerla e provarla… solo così potrete capire cosa vuol dire mangiarli :))))

VERDICCHIO DI MATELICA

Con il fratelli “jesino” questo verdicchio ha molte similitudini, a prescindere da una più evidenziata morbidezza. Entrambi sono entrati nel mirino dei più assidui conoscitori di vini. Questo vino sta prendendo il sopravvento su moltissimi vino del settentrione.

VERNACCIA DI SERRAPETRONA

Qui siamo al top :))))) Unica vernaccia in Italia a bacca rossa, tipica e autoctona della zona, meriterebbe un’ampia descrizione sugli abbinamenti di pasticceria “grassa” e con frutti a bacca rossa e pasta gialla, come pesce e meloni.

 

 

Questi sono i vini che conosco meglio. Oltre ai D.O.C. FALERIO e ROSSO PICENO (quest’ultimo interessa anche le province di Ancona e Macerata e alcune zone tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto dove assume denominazione superiore) segnalo alcune produzioni di antichissima matrice picena: il VIN SANTO ed il VINO COTTO ASCOLANO.
Il primo può essere considerato un recupero di “archeologia enologica”, visto che da sicure documentazioni lo si lascia risalire a tempi remotissimi. Oggi, ad opera di piccoli produttori, se ne produce molto poco, ma di notevole quantità. Il Vin Santo ascolano da uve passerina ed altre autoctone si scontra con un’altra grande e tipicissima produzione che sta prendendo la strada del tramonto. Sto parlando del mitico VIN COTTO PICENO. Il fatto di essere illegale alla vendita ne ha scoraggiato la produzione: è infatti vino da donare. Dolce, mieloso, è supportato da una stupenda grande spalla di acidità, di eteri e profumi di spezie, tabacco, resine, fichi secchi e prugne cotte. E’ ridotto a non più del 20% dal mosto e con grande parsimonia spillate da botticelle rimboccate in serie. Un’altra particolarità deriva dal tempo di imbottigliamento che può arrivare fino a 60 anni.

C’è un altro vino (se così lo si può chiamare) di cui vale la pena raccontare. Si tratta di VINO DI VISCIOLE. Per chi non lo sapesse le visciole sono un frutto molto simile alle ciliegie, ma un po’ più aspre. Una sorta di ciliegia selvatica
Anche questo, ripescato dalla storia, sta vivendo un periodo tutto in salita. Lo si può fare sia con il vino nuovo sia con quello vecchio purché l’elemento determinante sia la visciola che deve essere messa a macerare nella massa vinosa per tempi abbastanza lunghi.
Era il vino da dessert di una volta, ora invece è diventato una prelibata ricercatezza dei ristoranti, delle trattorie e degli innumerevoli agriturismi che amano recuperare i sapori e le tradizioni.
Se venite da questa parti potete ordinare questa prelibatezza sotto diversi nomi. I più famosi sono Visner, Cerasus e Visciolato.
Comunque molto spesso è oggetto di omaggio o di donazione come segno di ospitalità marchigiana.

Vorrei concludere questo articolo con dei versi tratti dallo Zibaldone di Giacomo Leopardi che come molti sapranno è originario di Recanati (MC).

“Lieti il dolce vino devono
alla grata mensa amica,
e fra loro ognun dimentica
la sofferta aspra fatica”

OLTRE 50 ANNI DI COSMÉTIQUE VÉGÉTALE®

 

Tag(s) : #Generi alimentari

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